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Nasce il Trento Doc rosato riserva

TrentoDoc2015 020
Ma quanto Pinot nero serve per produrlo?

In occasione di Trentodoc Bollicine sulla Città, la manifestazione che si svolge a Trento dal 26 novembre al 13 dicembre, l’Istituto Trento Doc che sovraintende alla produzione e alla promozione/comunicazione del metodo classico trentino, ha reso noto una serie di dati statistici interessanti.

Ha comunicato che nel triennio 2012-2014 il Trento Doc ha avuto una crescita media del 6%, le Riserve e i Millesimati del 13%) con 7 milioni di bottiglie vendute, che le esportazioni corrispondono a circa il 20% del venduto, con l’Europa che rappresenta circa il 10% e America del Nord, Canada, Asia e Oceania con il restante 10% e che nel 2014 le varie case spumantistiche trentine hanno tirato 8,5 milioni di bottiglie.

L’Istituto Trento Doc ha annunciato anche un’altra novità, ovvero l’approvazione in data 21 ottobre da parte del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali della tipologia rosato nella versione riserva.

Si è trattato di una modifica al disciplinare di produzione vigente, che oggi prevede che il Trento Doc Rosato Riserva presenti le seguenti caratteristiche:

– titolo alcolometrico minimo naturale uve: 10% vol;

– permanenza sui lieviti: 36 mesi;

– caratteristiche al consumo:

spuma: fine e persistente;

colore: rosato più o meno intenso;

odore: fine, ampio, complesso, proprio di un lungo affinamento in bottiglia;

sapore: sapido, fine e armonico, da brut nature a brut;

titolo alcolometrico volumico minimo svolto: 12,0% vol.;

estratto non riduttore minimo: 17,0 g/l.

Tutto interessante e minuziosamente espresso, ma trattandosi di una riserva c’era da aspettarsi che venisse meglio chiarito quanto figura nel disciplinare nella parte relativa alla piattaforma ampelografica, laddove si legge “I vini spumanti a denominazione di origine controllata “Trento” devono essere ottenuti dalle uve provenienti dai vigneti aventi in ambito aziendale la seguente composizione varietale: Chardonnay e/o Pinot bianco e/o Pinot nero e/o Meunier”.

A differenza dalla Franciacorta, dove nel disciplinare di produzione è precisato che basta (ed in verità sarebbe opportuno alzare la soglia) un quantitativo minimo di 25% di Pinot nero per produrre un Franciacorta Rosé, un quantitativo ridotto, ma occorre tener conto che nella zona vinicola bresciana sono disponibili solo poco più di 400 ettari di Pinot nero, il Trento Doc, anche nel caso del rosato riserva, non ha ritenuto precisare quale sia il quantitativo minimo di Pinot nero necessario per produrlo. Vuol forse lasciare ad intendere che un Rosato riserva lo si produce esclusivamente con uve Pinot nero? E se le cose stanno così, come è lecito credere, perché non precisarlo a chiare lettere anche nel comunicato stampa della modifica di disciplinare?


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