Facce e storie da rosato, Rosé News

Rosati e Chiaretti: perché tanta chiusura verso il tappo a vite?

whynotIl mondo del vino italiano è da un lato fortemente conservatore e restio al cambiamento quando magari sarebbe giustificato e utile e dall’altro non si fa problemi nell’adottare la strada del rinnovamento quando forse un pizzico di attaccamento alla tradizione sarebbe opportuno.

Pensiamo alla questione dei tappi alternativi al tradizionale tappo di sughero. E’ scientificamente e matematicamente accertato che più alto sarà il numero di produttori che decideranno, per qualsiasi vino, non solo per i vini da invecchiamento, di ricorrere al tappo di sughero, minore sarà la qualità dei tappi di sughero forniti e maggiore la probabilità che i vini presentino lo sgradevolissimo problema di tappo.

Di fronte a quest’evidenza i produttori di vino hanno, come del resto in tutto il mondo, provato a sperimentare la strada dei tappi alternativi. Dal silicone ad altri. Si è verificato quali dessero garanzie di tenuta, quali fossero adatti alle caratteristiche di molti nostri vini, si è tenuto conto, cosa molto importante, del punto di vista degli importatori esteri ricordando che è l’export l’elemento trainante del nostro commercio, e si è verificato che oltre al costoso e complesso tappo di vetro, la soluzione più pratica ed economica sia rappresentata dal tappo a vite, quello che nel mondo anglosassone viene chiamato screwcap.

Un tappo che veniva così richiesto all’estero che negli ultimi anni un vino venduto se non erro per l’80% in tutto il mondo ha ritenuto opportuno aggiornare il proprio disciplinare ammettendo il tappo a vite dapprima per il classico, quindi per il Soave superiore Docg.

Ed in seguito ha totalmente, a mio avviso con fin troppo liberalismo, liberalizzato la normativa consentendo ad ogni vino di poter utilizzare il tipo di tappo che vuole. Questo anche per i grandi vini rossi da invecchiamento. E oggi pertanto ci troviamo con il risultato di trovarci con tappo alternativo, anche se non si tratta di uno screw cap, un Barolo. Scelta non so se davvero tecnica o piuttosto dettata da scelte di marketing dell’azienda che le ha adottate.

Eppure in un regime ormai così totale di libertà di scelta di tappo proprio quella tipologia che avrei pensato sarebbe stata tra le prime ad adottare il tappo a vite, la tipologia dei rosati e dei chiaretti, sembra essere molto restia ad usare questo nuovo tappo. Sono davvero pochi, se penso alle più importanti denominazioni del settore “rosati” in genere, i vini che hanno adottato lo screw cap. Mi viene in mente il Bardolino Chiaretto de Le Fraghe, ad esempio, un rosato delle Venezie di Masi, ma sono casi.

La domanda, ai produttori di Chiaretti e rosati, se vorranno rispondere, parte spontanea: perché non adottate il tappo a vite? Perché non vi offre sufficienti garanzie tecniche? Perché una buona parte della vostra clientela é contraria e non l’accetta? Perché non vi piace e pensate sia inadatto ai vostri vini? Perché pensate che utilizzando quel tappo a vite che tranquillamente viene ormai utilizzato per vini di alta fascia un po’ in tutto il mondo venga pregiudicata l’immagine dei vostri vini? Beh, parliamone…


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