Facce e storie da rosato

Ancora sui tappi a vite per chiaretti e rosati: un produttore obietta

screw_wine_0821L’articolo sul non entusiastico atteggiamento, che sembrerebbe piuttosto una chiusura, verso lo screw cap o tappo a vite per le bottiglie di chiaretti, rosati e cerasuolo, evidentemente sta facendo riflettere e da parte di un lettore, che mi ha stranamente chiesto di non fare il suo nome, mi è arrivato questo commento che ho pensato di pubblicare come post quale stimolo alla discussione.

Sono un produttore di vino e ho trovato molto interessanti i suoi ragionamenti sul tappo a vite. Tecnicamente credo che questo tappo alternativo non abbia controindicazioni, ma vorrei farle notare che qualsiasi produttore prima di adottare eventualmente questo tappo penserà prima a finire le scorte della bottiglia normale di cui dispone (il tappo a vite ha bisogno di una bottiglia particolare) e osserverà bene quello che fanno i concorrenti. Per poi regolarsi di conseguenza e decidere cosa fare, valutando i costi aggiuntivi, i pro e i contro, gli eventuali problemi.

C’è un altro elemento, da parte mia, che mi porta ad essere molto cauto verso questo tipo di tappo, ed è legato al tipo di vino che produco. Io opero nella zona del Lago di Garda, e quindi sono produttore di quel particolare tipo di rosato, anzi, un vino diverso dal rosato, che è il Chiaretto. Per anni ci hanno rinfacciato di vinificare vini che duravano una sola estate, che arrivavano già stanchi all’autunno, con un colore che degradava in fretta, vini dall’animo fragile da consumare velocemente. Non so se avessero ragione, io ho sempre cercato di fare un Chiaretto che avesse sostanza e tenesse benissimo almeno fino all’arrivo di quello nuovo, ma questa immagine negativa indubbiamente ci ha fatto danno. Almeno come immagine.

Ora le cose sono cambiate, lavoriamo tutti con più precisione in vigna ed in cantina ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti e sfido anche i più incontentabili a dire che i nostri Chiaretto non reggono. Sono migliorati, ma per davvero!, i vini ed è migliorata la percezione, i clienti, gli addetti ai lavori, anche i ristoratori finalmente cominciano a prenderli molto più sul serio. E di questo siamo tutti molto soddisfatti.

Ora arriva lei e ci dice che anche per distinguerci, per offrire una garanzia in più al cliente di non trovarsi di fronte all’odioso problema di tappo (per evitarlo non badiamo a spese e cerchiamo sugheri di qualità) dovremmo passare al tappo a vite. Un tappo che nell’opinione comune qui in Italia è ancora visto come la chiusura per vini da supermercato, per vini senza particolari pretese, anche se i tecnici ci dicono che non è vero. Che una positiva evoluzione del vino con il tappo a vite è assicurata, che non ci sono rischi.

Al che le chiedo: ma abbiamo lavorato tanto per migliorare l’immagine (oltre che la qualità) del nostro vino e oggi dovremmo rischiare di pregiudicarla? Le sembra logico? So bene che con il tappo a vite eliminiamo una volta per tutte l’odioso rischio del gusto di tappo, ma questo vantaggio indubbio dobbiamo pagarlo affrontando altri rischi.

Dobbiamo vincere un certo scetticismo dei clienti, che vorrebbero la botte piena e la moglie ubriaca. In altre parole la garanzia, che non possiamo dare, di un vino tappato con il sughero che non presenti alcun rischio di sentori sgradevoli. E che sono scettici verso il tappo a vite, soprattutto il ristoratore legato al vecchio rito della stappatura con il cavatappi, che per alcuni di loro costituisce un’arte, perché dicono che molti loro clienti non lo accettano, perché servire un vino con il tappo a vite sminuisce il valore del vino servito. E in fondo, paradossalmente, preferiscono affrontare il rischio del sughero difettoso che passare ad un tappo alternativo.

E allora, di fronte a tutta questa serie di obiezioni, che hanno tutte un loro costrutto, come è possibile, anche se la logica direbbe di sì, cambiare? E lei, al posto mio, cosa farebbe?

Grazie per l’attenzione e buon lavoro per il suo nuovo blog.

 


Attenzione! Non dimenticate di leggere anche:

• Vino al Vino
• Le Mille Bolle Blog

2 pensieri su “Ancora sui tappi a vite per chiaretti e rosati: un produttore obietta

  1. Michele

    Sono sempre stato contrario, per educazione ricevuta, al tappo che non fosse in sughero.
    Questo almeno finché l’anno scorso, un certo Sergio Germano non mi abbia fatto riflettere, con argomentazioni valide, sul perchè del tappo a vite.
    Morale son venuto via con, tra le altre, una cassa di Herzù avvitata.
    (potevo scegliere anche il sughero volendo).

    Aggiungo che mi è capitato di bere dei Riesling teutonici di oltre 25 anni perfetti, chiusi col tappo a vite.

    Risposta
    1. Franco Ziliani Autore articolo

      e questi grandi Riesling penso possano costituire una base solida per guardare al tappo a vite con occhi diversi e minor prevenzione…

      Risposta

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *