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Oltrepò Pavese metodo classico Cruasé Saignée de la Rocca Conte Vistarino

Oltrepòluglio2015 043L’Italia del vino è il Paese delle invenzioni semantiche, dei nomi di fantasia con cui sono stati battezzati negli ultimi 20 e più anni miriadi di vini. Mentre in Francia si “accontentano” di puntare sul nome delle Appellation e sul nome del produttore (degli Château à Bordeaux e dei Domaines nel resto dell’Esagono), l’Italia pur detenendo il record delle denominazioni d’origine spesso ha impiegato energie per tentare di arrivare ad un nome comune per i metodo classico.

Questo perché, ancora a differenza dalla Francia, dove a parte lo Champagne, hanno risolto il problema utilizzando il nome Crémant per i mousseaux di altre zone, in Italia sono diverse le zone, con tanto di denominazioni Doc e Docg, dove si producono “bollicine” e quindi, essendosi squalificato il termine “spumante” (visto che definisce sia metodo classico sia soprattutto Charmat), diverse volte si è tentato di individuare e “inventare” un nome comune. Questo anche se alcuni protagonisti avevano già dichiarato in anticipo che non l’avrebbero utilizzato.

In questa disputa semantica che ha portato al tentativo di marchio collettivo Talento (che ancora oggi taluni, anche ottimi produttori, riportano in etichetta anche se l’operazione Talento è morta e sepolta da illo tempore), anche l’Oltrepò Pavese, una delle zone spumantistiche storiche, ha fatto la sua parte, inventandosi termini, oggi per fortuna spariti o quasi, come Classimo e Classese.

Venendo ad epoche più vicine a noi, l’ultimo termine inventato in terra oltrepadana, circa cinque anni orsono, è stato Cruasé.

Nessuna intenzione, questa volta di proporsi come un termine collettivo utilizzabile anche da altre zone e denominazioni, ma un’idea, partita con convinzione, poi un po’ persa per strada, e secondo me oggi meritevole di essere ripensata e ripresa – si legga qui la genesi, molto fantasiosa, del nome – per definire e qualificare, un po’ come hanno saputo fare con Satèn in Franciacorta, una determinata tipologia di metodo classico.

In questo caso, essendo l’Oltrepò la regione con il maggior numero di ettari di Pinot nero, e la terra dove larga parte delle bollicine vengono prodotte con questa uva, l’Oltrepò Pavese Metodo Classico Rosé Docg.

Bella l’idea, e non priva di una sua logica (ovviamente qualsiasi altro nome fosse stato individuato sarebbe stato criticato com’è stato criticato questo…), se non fosse accaduto quello che, altrettanto spesso, accade in Italia. Si propone un percorso comune per poi vedersi rispondere che quel percorso comune non piace, non interessa, per tutta una serie di motivi spesso un po’ capziosi o di lana caprina.

Accade così che di metodo classico rosé base Pinot nero (il disciplinare del Cruasé prevede almeno l’85%) se ne producano parecchi, ma svariati produttori preferiscono proporli come VSQ e rinunciando a presentarlo come Cruasé.

Ed in questo modo la potenziale forza d’impatto e d’immagine del messaggio Cruasé rischia di perdersi per strada e perdere la propria energia. E l’idea stessa di Cruasé come ideale vertice della piramide qualitativa oltrepadana sembra più un bel sogno che una realtà.

Un vero peccato, perché sia tra i produttori che aderiscono al progetto Cruasé e lo rivendicano – qui l’elenco – sia tra le aziende che invece di Cruasé non vogliono sentire parlare, non mancano soggetti che interpretano il meglio della spumantistica metodo classico oltrepadana. Ma agire in ordine sparso non paga.

Tra le aziende più importanti che producono metodo classico Rosé e lo propongono come Cruasé figura una delle aziende più grandi e storiche di tutto l’Oltrepò, la cui famiglia è proprietaria della vasta tenuta, 826 ettari, di cui larga parte a boschi, prati, seminativi, piante arboree da legno e 200 ettari vitati (140 a Pinot nero), la Conte Vistarino Tenuta di Rocca de’ Giorgi, un cui rappresentante, Augusto Carlo Giorgi di Vistarino, importò in Oltrepò le prime barbatelle di Pinot Nero avviando la coltivazione di questa nobile uva tra gli ultimi anni del 1800 e i primi del 1900, ottenendo riconoscimenti a Londra e Parigi per i suoi spumanti.

E al Pinot nero, in tutte le sue forme, continua ad essere legata tutta la famiglia. Il loro Cruasé, denominato Saignée della Rocca, ottenuto da uve Pinot nero in purezza, affinato almeno 24 mesi sui lieviti, è un valido esempio di Cruasé sia nella tipologia del colore, buccia di cipolla cipria, sia nella finezza sottile ed eleganza degli aromi, di agrumi, ribes, lampone, accenni floreali, sia nella bella freschezza e sapidità al gusto, con nerbo spiccato una bella acidità che dà energia al vino, una coda lunga e viva e ovviamente una bella sostanza, perché il Pinot nero dà sempre sostanza e carattere ai vini.

Un buon Cruasé, un’idea in cui l’Oltrepò, tutto, deve tornare a credere.

 

 


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Un pensiero su “Oltrepò Pavese metodo classico Cruasé Saignée de la Rocca Conte Vistarino

  1. Gianluca

    L’ elenco dei produttori di Cruasè è largamente superato, non mi intrometto negli affari degli altri, ma per certo la mia azienda non produce più col nome Cruasè da tre anni.
    Da quando cioè il Consorzio ha incautamente diffuso la notizia che un gran numero di piccoli produttori aveva iniziato a produrre (acquistare) Cruasè.
    Zappa sui piedi, o meglio in dialetto milanese “scurlì la pianta di cazzott”.

    Risposta

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