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Tauma Vino Rosato Azienda agricola Pettinella

Tauma 001Insomma, se uno scrive e ripete, e addirittura crea un blog per dirlo, che i vini rosati si possono bere non solo d’estate ma in ogni periodo dell’anno, deve avere la faccia tosta per passare dalla teoria alla pratica. Non solo dirlo, ma farlo.

E così, non in un giorno qualsiasi, ma durante il pranzo di Natale, momento canonico di consumo di vini rossi, vista la presenza a tavola (a meno che non si tratti di una tavolata di vegani) di almeno una portata di carne, il sottoscritto su un arrosto di vitello ha arrischiato, sapendo che poteva farlo, che il vino scelto aveva fior di spalla per reggere, nientemeno che un rosato.

Ma non un rosato qualsiasi, e questo l’avrebbe capito chiunque, ma un rosato speciale, che data la provenienza geografica sarebbe corretto chiamare Cerasuolo, ma che per le sue caratteristiche è molto più vicino ad un rosato. Se non addirittura ad un rosso.

Questo perché il Tauma, in etichetta definito sic et simpliciter Vino Rosato, nemmeno vino da tavola rosato, in quattro anni di vita si è costruita una meritata fama di rosato a sé, divertissement colto (e molto impegnativo) di un 44enne maceratese, Giuliano Pettinella, che nella vita è avvocato, ma ha ereditato dallo zio la passione dei rosati.

La storia del vino parte da due vigneti di Montepulciano di cui disponeva la famiglia, diversi per collocazione, per età e forma d’allevamento. Il più vecchio, 40 anni, a pergola abruzzese situato alle pendici della Maiella, in comune di Tocco da Casauria in provincia di Pescara, l’altro, dieci anni, a cordone speronato basso, posto in una collina verso il mare a Silvi Marina in provincia di Teramo.

Due piccoli vigneti nei quali, senza strillarlo in etichetta, si è lavorato in maniera assolutamente naturale e biologica. Non per posa o per moda, ma per poter avere delle uve le più sane possibili, trattate rispettandole. Niente fertilizzanti chimici e solo letame ovino e bovino ogni cinque anni o giù di lì, trattamenti fitosanitari contro l’oidio e la peronospora sono eseguiti con zolfo e solfato di rame, ovviamente nessun diserbo chimico.

E le stesse scrupolose attenzioni anche in cantina, dove il vino non riceve stabilizzazioni, filtrazioni, chiarifiche con sostanze particolari. L’unica sostanza che viene aggiunta è l’anidride solforosa, ma in dose minima e solo se occorre. E come accade ormai anche in tante cantine moderne, travasi e imbottigliamento solo per caduta.

Nella fase di vinificazione il Tauma si affina, ma forse sarebbe meglio dire che sosta, si riposa, senza ricevere cessioni di legno, intorno ai 4 mesi e mezzo in vecchissime barrique prima di passare in acciaio. Ma di legnoso, di tostato, di artificioso, non ha nulla, né al profumo né al gusto.

E così il 2014, che Pettinella aveva imbottigliato a maggio, è finito sulla mia tavola natalizia destando sorpresa e lasciando tutti, anche quelli che leggendo “rosato” in etichetta erano stati lesti a prendermi in giro per la scelta, con la bocca aperta – ma poi subito chiusa per gustarne tutte le sfumature – per la sua bellezza e la sua eleganza naturale, per il colore cerasuolo intenso squillante, luminoso, profondo, per un “naso” di assoluta nitidezza e integrità, intensità e densità, variante dalla viola, alla ciliegia nera, alla liquirizia alle erbe aromatiche, a ribes e lampone.

E poi per il suo gusto caldo e pieno, goloso, eppure freschissimo e scoppiettante d’energia, la sua tensione, il suo dinamismo, un’acidità perfettamente calibrata, e quindi quella componente minerale, sapida, terrosa, quel suo essere sintesi si sale, terra e mare, tali da dargli continue sfaccettature e complessità.

Un Rosato abruzzese con l’equilibrio e l’eleganza, la dolcezza espressiva di un Pinot nero di quelli buoni. Cosa volere di più sulla tavola di Natale?

Azienda Agricola Pettinella
Contrada San Silvestro 16
64028 Silvi Marina TE
Mobile 3388279506


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