Degustazioni, Puglia, Zone classiche

Salento rosato Cantalupi 2014 Conti Zecca

BolzanoBardolino 229Un anno di bottiglia e ancora in ottima forma

Come osservavo qualche giorno fa, non manca moltissimo, dipende dal dettato dei disciplinari di produzione di qualche denominazione e dalla politica aziendale delle singole cantine, dall’entrata in commercio della nuova annata, la 2015, dei vari rosati, chiaretti e cerasuolo.

C’è molta curiosità a proposito, visto il clima molto caldo, per lunghi periodi addirittura torrido, di larga parte dell’estate dello scorso anno, elemento che non mancherà di caratterizzare i vini espressione di questa annata, e nell’attesa, poiché sono un tipo curioso, e perché questi vini sono ancora reperibili in commercio e mantengono una loro innegabile validità, sapete cosa ho fatto?

Ho stappato una bottiglia di un rosato 2014 per verificare se davvero, come scrivo e penso, i vini dotati di maggiore personalità, con una storia alle spalle, e con terroir e uve che forniscono basi solide, siano tuttora in buona forma e consigliabili mentre stanno per essere in qualche modo “rottamati” dall’arrivo dell’annata nuova.

Per fare questa prova ho scelto il Salento, la splendida area pugliese estesa alle province di Brindisi e Lecce, come terra di origine del vino, ed un rosato prodotto con la storica formula che prevede accanto all’uva identitaria salentino, il Negroamaro, qui presente in una percentuale dell’ottanta per cento, una quota complementare, che in alcuni vini può essere anche minore, del venti per cento di Malvasia nera. Una complementarietà ampelografica che diversi produttori preferiscono alla formula del Negroamaro in purezza per attenuarne la tannicità e dare più morbidezza e rotondità al vino. Oltre a rendere più complessa la componente aromatica.

E del Salento ho scelto un rosato, Igt Salento, di un’azienda storica che ha sede in Leverano, sulla fertile pianura dell’entroterra ionico-salentino (il mar Ionio dista una decina di chilometri) ma ha storicamente avuto tenute non solo in quella località, oggi apprezzata non solo per la produzione viticola e di olio d’oliva, ma come importante centro per la floricoltura in serra, ma anche in zone diverse del Salento.

Sto parlando della storica, importante azienda dei Conti Zecca, (tra i fondatori dell’associazione De Gusto Salento ) che può contare su quattro tenute di famiglia dislocate tra Leverano e un altro centro storico per la produzione di vino, Salice Salentino. Le quattro tenute portano il nome di Cantalupi, Donna Marzia, Saraceno, Santo Stefano e danno il nome a quattro linee di vini, espressione di vitigni autoctoni come Negroamaro, Malvasia Nera, Primitivo, Malvasia bianca. Il tutto per un totale di oltre 300 ettari cui sovraintende, enologicamente parlando, l’enologo Fernando Romano.

In ognuna delle linee che portano il nome delle tenute è presente un rosato base Negroamaro, completato o meno da una quota di Malvasia nera, e ognuno ha caratteristiche diverse: alcuni, come il Donna Marzia Rosato Salento, dove la quota di Negroamaro scende al 70%, o come il Donna Marzia Negroamaro rosato (Negroamaro all’85%), per essere consumato e colto nella sua pienezza giovane. Altri, come il Cantalupi Rosato Igt, con una “capacità d’invecchiamento” indicata in uno o due anni espressamente indicata nella scheda tecnica.

BolzanoBardolino 230

Per la mia prova ho pertanto scelto il vino che dichiaratamente doveva essere in piena forma anche dopo oltre un anno di permanenza in bottiglia e che ha come zona d’origine i terreni, di origine alluvionale, medio impasto con zone tendenti al calcareo, leggermente più strutturati rispetto ai terreni di Leverano, di Salice Salentino, patria dell’omonima Doc, la più nota, soprattutto all’estero, negli Stati Uniti e nel Nord Europa, delle svariate denominazioni salentine. Parlo di Leverano, Copertino, Alezio, Copertino, ecc. ecc. Denominazioni che in molti casi sono state soppiantate dalla Igt Salento.

Ho puntato quindi la mia attenzione sull’annata 2014 del Salento rosato Cantalupi, la grande tenuta che Conti Zecca ha in quel di Salice Salentino e sono rimasto davvero ben impressionato dalla tenuta del vino e dall’integrità, nonché dalla capacità, sacrificando ovviamente un po’ di freschezza nella parte aromatica, dove tendono a prevalere gli aspetti fruttati su quelli floreali, di mantenere un considerevole equilibrio e un’indubbia piacevolezza.

Colore rubino cerasuolo intenso ma ancora vivace, naso ben maturo, caldo, succoso con prevalenza di note di ciliegia e lampone e leggere sfumature sapide e di agrumi canditi, e un leggero accenno dolce. Bocca ricca, piena, golosa con un saldo sostegno tannico ben presente ma non aggressivo, mantiene salda costruzione bella lunghezza e persistenza, con una vinosità e una componente alcolica ben bilanciate.

Volete scommettere che anche mettendolo a confronto con il baldo e pimpante (così è lecito attenderselo) 2015, questo Cantalupi 2014 farebbe la sua bella figura?


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