Degustazioni, Garda, Zone classiche

Chiaretto 2015: immediati, diretti, piacevoli da bere già ora

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Osservazioni su una settantina di campioni (Bardolino e Valtènesi) degustati

Buone notizie per gli appassionati, uno dei quali mi considero, dei Chiaretto gardesani, di sponda bresciana e sponda veronese, relative alla qualità e alle caratteristiche dei vini espressione della caldissima annata 2015. Un mio recente assaggio, degustazione coperta senza conoscere il nome dei produttori, di una settantina di campioni (svariati dei quali freschi d’imbottigliamento o addirittura ancora campioni da botte), venti tra Valtènesi Chiaretto e Garda Classico, e oltre cinquanta Bardolino Chiaretto (questi ultimi provati nel corso dell’Anteprima Chiaretto, Bardolino, Lugana, che si è svolta con notevole successo il primo fine settimana di marzo a Lazise) mi ha fatto capire di trovarmi di fronte ad una buona qualità complessiva, ad una stilistica differenziata (e non mi riferisco solo alle caratteristiche delle due denominazioni, figlie di terroir e di uve diverse), e al consueto “problema”, se tale vogliamo considerarlo, di una diffusa eterogeneità cromatica.

Rispetto ai Chiaretto del 2014, annata segnata da un andamento stagionale e vendemmiale ben diverso da quello 2015 (nel 2014 abbondanti piogge e uve con elevata acidità; nel 2015 estate caldissima, notevole maturazione delle uve, contenuto alcolico più elevato e contenuto acido più moderato), molti Chiaretto 2015 mostrano una ricchezza di frutto, una carnosità e una struttura maggiore, un’immediata piacevolezza, una rotondità naturale e non dovuta al lavoro degli enologi in cantina (che pur non è mancato). Sono vini per certi versi più facile da approcciare ora rispetto a come lo fossero un anno fa i loro omologhi 2014, perché se pure in diversi di loro una certa verticalità e un buon nerbo non manchino e una freschezza dovuta ad un buon corredo acido e quel “sale” conferito dalla “aria di lago” che i vigneti indubbiamente “respirano”, la polpa, la carnosità, la spalla, sono decisamente maggiori.

Questo dovrebbe, almeno teoricamente, facilitare il consumo, soprattutto da parte di quella fetta di pubblico che attende di essere in qualche modo “rassicurato” e non messo in alcuna difficoltà o alla prova da un Chiaretto e lo pensa come un vino piacevole, succoso, rotondo, con quel filo di morbidezza e dolcezza che mette tanto a proprio agio.

Sono vini più pronti, in questo momento, rispetto a come lo fossero un anno fa di questi giorni i Chiaretto 2014, alcuni segnati da acidità importanti che hanno consentito loro di reggere bene e non sfigurare anche se stappati a fine 2015-inizio 2016, magari diventati Chiaretto più magri e assottigliati, ma ancora dotati di una bella energia e vitalità.

Ma questo loro essere più strutturati, e in alcuni casi più maturi nella qualità del frutto, più densi e più caldi, più ricchi e persistenti, pone qualche interrogativo circa la loro fruizione nel tempo, considerato che da qualche anno entrambe le denominazioni chiarettiste gardesane si sono poste come obiettivo la realizzazione di vini che non siano esclusivamente vini “di una sola estate”, ma che abbiano una tenuta e una durata maggiore.

Nei miei assaggi, sia tra i Valtènesi Chiaretto (vini, lo ricordiamo, che hanno come struttura portante il vitigno Groppello, unito a dosi variabili di Sangiovese, Barbera e Marzemino: ma c’è chi il Groppello lo usa quasi in purezza…), sia tra i Bardolino Chiaretto, ho trovato vini dotati di una buona verticalità, di una coda lunga, di una bella freschezza sapida – minerale, di un bel nerbo. In alcuni casi vini che devono ancora sviluppare ed esprimere ancora compiutamente il proprio potenziale.

Ma ho trovato anche qualche vino carente di scatto, un po’ muto, già leggermente seduto, a causa di una maturazione avanzata, o di una difficoltà a bilanciare esattamente il frutto esuberante e pieno con una sufficiente acidità.

Due diverse stilistiche, presenti nei vini di entrambi le denominazioni chiarettiste, che hanno mostrato anche, con una leggera maggiore evidenza nel caso del Valtènesi Chiaretto, una eterogeneità cromatica, colori varianti dal rosa pallido, al buccia di cipolla, sino al rosa carico e ad un corallo cerasuolo scarico. A dimostrazione che, soprattutto un’annata come il 2015, paradossalmente fosse più agevole produrre vini più vicini alle caratteristiche di un rosato che di un Chiaretto. E che ancora oggi ognuno tende a concepire il Chiaretto secondo estro personale, un po’ a danno del consumatore che fatica un po’ ad orientarsi ad intensità e sfumature di colore tanto cangianti…

Considerato il ben più cospicuo numero di campioni presentati, ma la denominazione è molto più grande e la produzione (in crescita) nettamente superiore dal punto di vista quantitativo e del numero dei protagonisti, il Bardolino Chiaretto (prodotto, lo ricordo, con la classica triade di uve, Corvina, Rondinella e Molinara), ha offerto una prova convincente e coerente, con diversi vini dotati di una buona e fragrante complessità aromatica, di una spiccata componente floreale, di buon equilibrio e finezza. Nel gruppo dei Valtènesi Chiaretto sono stati invece, quando evidenti, l’aspetto sapido-minerale, il dinamismo, la vena finale di mandorla salata, una certa acidità che spinge a convincermi maggiormente e dare la misura dell’eleganza dei vini migliori.

Queste alcune prime osservazioni generali sulla settantina di campioni degustati. Nei prossimi giorni la segnalazione di alcuni dei vini che ho considerato più gradevoli e più riusciti.


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