Archivio dell'autore: Franco Ziliani

VSQ metodo classico Rosé Monsupello

TomStevensonOltrepò16-02-2015 049Con quale rosato, mi sono chiesto, chiudere il 2015 di Rosé Wine Blog? Con delle bollicine, ovviamente, che vedano protagonista quell’uva straordinaria che dà il suggello ad ogni Rosé che si rispetti e che sia dotato di carattere, il Pinot nero.

Bollicine a base di Pinot nero, e buone, si producono anche in altre denominazioni, ma poiché la zona che vanta in assoluto e di gran lunga il maggior numero di ettari di Pinot nero in Italia è quella bella zona collinare in Lombardia, in provincia di Pavia, che corrisponde al nome di Oltrepò Pavese, ho pensato di proporvi di brindare (e bere) con un metodo classico oltrepadano. Continua a leggere

Richieste tiepide per i rosati a Siena: parla il past president di Vinarius

enoteca-bonfioHo chiesto anche a Francesco Bonfio, Past president dell’Associazione di enoteche Vinarius e titolare dell’Enoteca Piccolomini di Siena un punto di vista sulla richiesta dei rosati oggi in Italia. La risposta rispecchia ovviamente la particolare situazione in cui Bonfio opera.

Rispondo molto volentieri alle tue domande, ma tu tieni sempre però presente che il mio punto di vista riflette una  situazione estremamente particolare quale una città quasi totalmente turistica, ben nota nel mondo per essere al centro di una zona di produzione di grandi e famosi rossi (pochi bianchi e pochissimi rosati). Continua a leggere

Tauma Vino Rosato Azienda agricola Pettinella

Tauma 001Insomma, se uno scrive e ripete, e addirittura crea un blog per dirlo, che i vini rosati si possono bere non solo d’estate ma in ogni periodo dell’anno, deve avere la faccia tosta per passare dalla teoria alla pratica. Non solo dirlo, ma farlo.

E così, non in un giorno qualsiasi, ma durante il pranzo di Natale, momento canonico di consumo di vini rossi, vista la presenza a tavola (a meno che non si tratti di una tavolata di vegani) di almeno una portata di carne, il sottoscritto su un arrosto di vitello ha arrischiato, sapendo che poteva farlo, che il vino scelto aveva fior di spalla per reggere, nientemeno che un rosato.

Ma non un rosato qualsiasi, e questo l’avrebbe capito chiunque, ma un rosato speciale, che data la provenienza geografica sarebbe corretto chiamare Cerasuolo, ma che per le sue caratteristiche è molto più vicino ad un rosato. Se non addirittura ad un rosso. Continua a leggere

VSQ Extra Brut Nostra Signora della Neve Vajra

Jacquesson-Vajra 008Non cercate in etichetta la Docg Alta Langa, quella che designa i metodo classico prodotti nei vigneti collinari delle province di Alessandria, Asti, Cuneo su questa elegante bottiglia di Nostra Signora della Neve.

Se troverete solo la dicitura generica VSQ non è un problema di qualità, che qui non manca di certo, ma dell’attuale dettato, un cui cambiamento non mi sembra alle viste, del disciplinare dell’Alta Langa, che contempla unicamente l’utilizzo di Pinot nero e Chardonnay e non ha previsto all’epoca della sua stesura e non prevede oggi l’uso di quell’uva identitaria della Langa che è il Nebbiolo.

Un Nebbiolo che in parecchi hanno cominciato a spumantizzare, da solo o insieme al Pinot nero, ottenendo peraltro risultati molto interessanti. Continua a leggere

Oltrepò Pavese metodo classico Cruasé Saignée de la Rocca Conte Vistarino

Oltrepòluglio2015 043L’Italia del vino è il Paese delle invenzioni semantiche, dei nomi di fantasia con cui sono stati battezzati negli ultimi 20 e più anni miriadi di vini. Mentre in Francia si “accontentano” di puntare sul nome delle Appellation e sul nome del produttore (degli Château à Bordeaux e dei Domaines nel resto dell’Esagono), l’Italia pur detenendo il record delle denominazioni d’origine spesso ha impiegato energie per tentare di arrivare ad un nome comune per i metodo classico.

Questo perché, ancora a differenza dalla Francia, dove a parte lo Champagne, hanno risolto il problema utilizzando il nome Crémant per i mousseaux di altre zone, in Italia sono diverse le zone, con tanto di denominazioni Doc e Docg, dove si producono “bollicine” e quindi, essendosi squalificato il termine “spumante” (visto che definisce sia metodo classico sia soprattutto Charmat), diverse volte si è tentato di individuare e “inventare” un nome comune. Questo anche se alcuni protagonisti avevano già dichiarato in anticipo che non l’avrebbero utilizzato. Continua a leggere

Trento Doc Pian Castello Rosé 2008 Endrizzi

TrentoDoc2015 089Perdoneranno i lettori di Rosé Wine Blog se in questa fase dell’anno, ovvero per i motivi che ho più volte spiegato, la quasi fine corsa o rara disponibilità, dei rosati fermi ed il contemporaneo periodo in cui si registra il maggior consumo di “bollicine”, il blog si troverà giocoforza costretto a dare più spazio a quest’ultime.

Poi, non appena entreranno in commercio le nuove annate dei vini rosa fermi torneranno loro ad essere i protagonisti principali del blog. Continua a leggere

Alta Langa Cuvée Leonora Rosé 2011 Bretta Rossa

AltaLanga2015 013I numeri dell’Alta Langa Docg, come ho già più volte scritto, continuano ad essere ancora piccoli e non c’è alcun pericolo, con solo una quindicina di soggetti produttivi, che pure vogliono recuperare il tempo perduto e dimostrare come nella patria del metodo classico italiano si possano produrre validi vini anche oggi, che le bottiglie possano invadere il mercato.

La produzione arriva complessivamente a 600 mila unità che ragionevolmente potrebbero arrivare nel giro di un paio d’anni al milione, ma la qualità media è indubbiamente buona e corrisponde ad un progetto preciso che ha avuto tutto un suo iter di ricerca sui terreni, sulle varietà, sui terreni e le altitudini dove piantare i vigneti.

E la cosa interessante è che a lavorare bene non sono solo i soliti noti, le aziende che hanno una storia e un’esperienza, maturata lavorando anche sull’altro metodo per le bollicine, lo Charmat, ma aziende che magari sono alle prime armi con il metodo classico.

Confesso che non sapevo nulla dell’Azienda agricola Ravasini e del marchio Bretta Rossa. E che solo dopo aver consultato il sito Web ho appreso trattarsi di un’azienda “rossista”, con sede a Tagliolo Monferrato, in una delle zone più vocate del Dolcetto di Ovada, che ovviamente produce, come pure del Monferrato rosso, e che pur essendo un’azienda di piccole dimensioni, circa cinque ettari, impiantati a Dolcetto, Shiraz, Pinot Nero e un nuovo vitigno, l’Albarossa, clone di Barbera e Nebbiolo, ha pensato di aderire al progetto Alta Langa.

Bretta Rossa è il nome della cascina che i proprietari, originariamente una famiglia di mobilieri di Genova, acquistarono nel 1920 facendola diventare il luogo delle vacanze. In seguito, vista la vocazione enoica della zona, nacque l’idea di piantare un po’ di vigna (la parte più vecchia del vigneto ha più di trent’anni) e la collocazione a 400 metri d’altezza dei filari, circondati da boschi di castagno, ha favorito la produzione di uve sane e di vini di territorio ricchi di carattere.

E’ poi venuta l’idea di aderire al progetto Alta Langa, con due Alta Langa, perché alla Cuvée Leonora 2009 mix di 70% di Pinot Nero e 30 % di Chardonnay ha fatto riscontro, in rosa, questa cuvée Alta Langa Leonora Rosé, Pinot nero in purezza, affinata almeno 30 mesi sui lieviti,

Devo dire che già scegliere di lavorare solo con il Pinot nero e con un affinamento abbastanza prolungato, 30 mesi sui lieviti, parla chiaramente del modo di lavorare, creando una cuvée che comprende un 10% della vendemmia precedente affinato in legno. Il risultato è un buon Rosé, già una realtà più che una promessa, colore rosa pallido melograno scarico un po’ traslucido e metallico, bellissimo naso tutto erbe aromatiche pietra, mandorla, frutti rossi di bosco, bella anche la bocca, con un gusto succoso, con bella polpa, equilibrato, di buon nerbo e persistenza finale viva e dinamica.

Bretta Rossa Azienda agricola Ravasini
Strada per la Colma 15070 Tagliolo Monferrato AL
Tel. 345 1246610 – E-mail cascina@brettarossa.it
Sito Internet http://www.brettarossa.it/

Ancora sui tappi a vite per chiaretti e rosati: un produttore obietta

screw_wine_0821L’articolo sul non entusiastico atteggiamento, che sembrerebbe piuttosto una chiusura, verso lo screw cap o tappo a vite per le bottiglie di chiaretti, rosati e cerasuolo, evidentemente sta facendo riflettere e da parte di un lettore, che mi ha stranamente chiesto di non fare il suo nome, mi è arrivato questo commento che ho pensato di pubblicare come post quale stimolo alla discussione.

Sono un produttore di vino e ho trovato molto interessanti i suoi ragionamenti sul tappo a vite. Tecnicamente credo che questo tappo alternativo non abbia controindicazioni, ma vorrei farle notare che qualsiasi produttore prima di adottare eventualmente questo tappo penserà prima a finire le scorte della bottiglia normale di cui dispone (il tappo a vite ha bisogno di una bottiglia particolare) e osserverà bene quello che fanno i concorrenti. Per poi regolarsi di conseguenza e decidere cosa fare, valutando i costi aggiuntivi, i pro e i contro, gli eventuali problemi. Continua a leggere

Alta Langa Cuvée Aurora Rosé 2011 Banfi

AltaLanga2015 009Sono io il primo ad essere sorpreso di questo articolo, parlare bene di un Rosé di Banfi, chi l’avrebbe mai pensato? Invece, anche se non sono mai stato, per vari motivi, un fan dell’azienda che i fratelli John e Harry Mariani crearono, con spicci e pragmatici metodi americani, a Montalcino, e non ho mai condiviso la loro idea di Brunello, ho sempre guardato con rispetto all’ala piemontese dell’azienda, l’ex azienda Bruzzone di Strevi, attiva sin dal 1860.

Da questa azienda agricola, estesa tra Novi Ligure e Acqui Terme, sino a raggiungere la considerevole quota di 46 ettari di vigneto, sono sempre arrivate “bollicine”, Asti e Moscato d’Asti, e metodo classico ineccepibili. Magari senza la “poesia” dei vini del piccolo produttore, ma corretti e ben fatti. Continua a leggere

Rosati e Chiaretti: perché tanta chiusura verso il tappo a vite?

whynotIl mondo del vino italiano è da un lato fortemente conservatore e restio al cambiamento quando magari sarebbe giustificato e utile e dall’altro non si fa problemi nell’adottare la strada del rinnovamento quando forse un pizzico di attaccamento alla tradizione sarebbe opportuno.

Pensiamo alla questione dei tappi alternativi al tradizionale tappo di sughero. E’ scientificamente e matematicamente accertato che più alto sarà il numero di produttori che decideranno, per qualsiasi vino, non solo per i vini da invecchiamento, di ricorrere al tappo di sughero, minore sarà la qualità dei tappi di sughero forniti e maggiore la probabilità che i vini presentino lo sgradevolissimo problema di tappo. Continua a leggere

Trento Doc Perlé Rosé 2009 Cantine Ferrari

TrentoDoc2015 090Ora che, come ho scritto la scorsa settimana, è stato riconosciuto a livello di disciplinare il Trento Doc Rosato Riserva, sono pronto a scommettere su quali potrebbero essere le prime bottiglie ad uscire sul mercato con questa tipologia.

A dire il vero l’esercizio non è per niente difficile ridotto com’è il numero dei Trento Doc Rosé che attualmente si trovano sul mercato. E ancora più facile se si tiene conto di un elemento previsto dal disciplinare, la durata della permanenza sui lieviti: 36 mesi.

A proporsi con un affinamento così lungo a mia memoria sono solo due vini, entrambi eccellenti, ovvero il Trento Doc Pian Castello Rosé di Endrizzi ed il Trento Doc Perlé Rosé di Ferrari. Continua a leggere

Campo di Mare Negroamaro Salento rosato 2014 Duca Guarini

Sannio 010Quale vino rosato bere oggi con la certezza di trovarlo in ottima forma, magari con una piccola parte dello splendore aromatico appena sacrificato, in questa delicata fase in cui l’annata in vendita è alla fine del proprio percorso commerciale e per la nuova annata bisognerà attendere ancora un paio di mesi?

La mia esperienza mi dice che scendendo in Puglia, ed in particolare in Salento e puntando sui vini che sono espressione di quella grande uva da rosato che è il Negro amaro (uva da rosato, ma anche da ottimi rossi), non si può sbagliare. Continua a leggere

Nasce il Trento Doc rosato riserva

TrentoDoc2015 020
Ma quanto Pinot nero serve per produrlo?

In occasione di Trentodoc Bollicine sulla Città, la manifestazione che si svolge a Trento dal 26 novembre al 13 dicembre, l’Istituto Trento Doc che sovraintende alla produzione e alla promozione/comunicazione del metodo classico trentino, ha reso noto una serie di dati statistici interessanti.

Ha comunicato che nel triennio 2012-2014 il Trento Doc ha avuto una crescita media del 6%, le Riserve e i Millesimati del 13%) con 7 milioni di bottiglie vendute, che le esportazioni corrispondono a circa il 20% del venduto, con l’Europa che rappresenta circa il 10% e America del Nord, Canada, Asia e Oceania con il restante 10% e che nel 2014 le varie case spumantistiche trentine hanno tirato 8,5 milioni di bottiglie. Continua a leggere

Franciacorta Brut Rosé Castello Bonomi

CastelloBonomi 006Vecchio, ma sempre attuale, discorso, ma di che colore dev’essere un metodo classico rosé? Quale dev’essere la tonalità, la sfumatura, l’intensità del colore che ammiriamo nel bicchiere e che costituisce il primo elemento di attrazione che il vino, in questo caso con le bollicine, esercita sul nostro sguardo?

La risposta, elementare, è che tutto dipende dalla quantità di Pinot nero utilizzato nella cuvée, se si tratta di un Pinot nero in purezza oppure di una cuvée dove il Pinot nero è presente in percentuali non troppo significative oppure minoritarie rispetto allo Chardonnay.

E poi dipende dalla sensibilità, dal modo di lavorare, dello chef de cave e, cosa non di secondaria importanza, anzi, dal terroir dove si opera e da dove provengono le uve utilizzate. Continua a leggere

Bardolino Chiaretto 2014 La Cavalchina

BolzanoBardolino 175Su quale azienda e quale vino andare sul sicuro volendo bere, anche in questa delicata fase che si pone tra la fine dell’annata 2014 e l’uscita in commercio, tra qualche mese, dell’annata 2015, un Bardolino Chiaretto?

Io per andare sul sicuro, conoscendo da molti anni come lavora questa azienda e come produca vini, anche Chiaretto, non pensati per una sola estate, direi, tra le diverse soluzioni che mi vengono in mente, la Cavalchina dei fratelli Franco e Luciano Piona che conta su un’estensione di 30 ettari vitati, con una produzione di circa 350 mila bottiglie all’anno. Continua a leggere

Vinarius: come vanno in enoteca rosati e chiaretti?

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Il punto di vista di Andrea Terraneo presidente dell’Associazione

Come vanno rosati e chiaretti in quel canale importante e privilegiato di vendita che sono le enoteche, di fondamentale importanza perché a differenza della grande distribuzione, dove sono solo lo scaffale ed il cartellino del prezzo a “parlare”, in enoteca si può sempre contare sul consiglio dell’enotecario, su un suggerimento frutto di esperienza e conoscenza?

Ho pensato di chiederlo ad Andrea Terraneo, presidente di Vinarius, la più importante associazione delle enoteche italiane, che comprende oltre 100 enoteche in Italia e all’estero e ha un quadro abbastanza chiaro della situazione dal punto di vista delle richiesta dei clienti. Continua a leggere

E se rosati e chiaretti in pizzeria provaste a portarveli da casa?

pizzarosatiL’arrivo del week end coincide per molti con un’uscita serale in pizzeria. Ma così come è normale la ricerca di un locale dove ci si trovi a proprio agio e la pizza sia veramente buona e non si blocchi come una palla sullo stomaco al momento della digestione, altrettanto normale, per noi che amiamo il vino, non è invece trovare il tipo di vino che vorremmo abbinare ad uno dei piatti italiani più popolari al mondo.

Appartenete alla schiera di quelli che “nulla di meglio sulla pizza di un rosato o di un chiaretto”? Continua a leggere

Montepulciano Cerasuolo d’Abruzzo Apollo 2014 Ausonia

AusoniaApolloCerasuoloNella categoria dei “vini in rosa” i Cerasuolo, o Montepulciano Cerasuolo, se preferiamo chiamarli così, occupano un posto a parte. Lo dice il nome stesso che non sono dei rosati tout court o dei Chiaretto e la differenza non è solo cromatica, visto che ci sono rosati di Sangiovese o a base di Negroamaro che presentano colori che non hanno nulla da invidiare per intensità ai Cerasuolo abruzzesi.

La differenza la definirei di sostanza, perché un buon Cerasuolo, che nasce, non dimentichiamolo, da un vitigno rosso importante, che esprime anche rossi di struttura o da moderato invecchiamento come il Montepulciano, presenta una carnosità, una vinosità, una polpa, una ricchezza di estratti, ecco, una sostanza, tutta peculiare. Continua a leggere

Paolo Pasini: come “vivo” il Chiaretto Valtènesi

PaoloPasini

Dopo aver sentito il parere di Matilde Poggi, produttrice di punta del Bardolino Chiaretto, ho voluto ascoltare le idee sul Chiaretto, che lui produce sulla sponda bresciana del Garda, di Paolo Pasini, uno dei “chiarettisti”, con l’azienda familiare Pasini San Giovanni, più rappresentativi della Doc Valtènesi. Talmente legato al Groppello e al Chiaretto da averne addirittura prodotti due dalla vendemmia 2014.

Cosa significa per te, vignaiolo gardesano e della Valtènesi produrre un Chiaretto? Si tratta solo di una scelta naturale dettata dal voler ricollegarti ad una consolidata tradizione locale o per te il Chiaretto ed il fatto di produrlo ha un significato particolare?

Fin da piccolo ti dicono che il Chiaretto è il prodotto tipico della terra dei tuoi nonni. Cresci e lo incontri in molte espressioni dell’azienda di famiglia, che un po’ alla volta diventa tua. Approfondisci lo studio del mondo agricolo in cui vivi, con la tua azienda, perché vuoi capire fino in fondo cosa ha acceso l’entusiasmo di chi è venuto prima di te e capisci che la tua terra ha l’inclinazione specifica per il Chiaretto, in vigna ed in cantina. Produrlo significa riprodursi personalmente, attraverso il proprio lavoro, per quanto ti possa sembrare eccessivo. Continua a leggere

Mornasca Rosé metodo classico 2011 Cascina Gnocco

Oltrepòluglio2015 048Conoscevate l’esistenza e soprattutto avevate mai bevuto, prodotto in Oltrepò Pavese, patria di qualcosa come tremila ettari di Pinot nero, ampiamente utilizzato anche per la produzione di Rosé, che nella versione metodo classico talora portano il marchio collettivo di Cruasé, il vino ottenuto da un’uva che si chiama Mornasca o “uva di Mornico”?

Se la risposta è negativa potete ringraziare Rosé Wine Blog che vi porta in un’azienda di Mornico Losana, Cascina Gnocco, che attiva dal 1923 e sempre appartenuta alla famiglia Cuneo, dall’inizio del Nuovo Millennio ha voluto legare il proprio nome, per scelta di Domenico Cuneo e del figlio Fabio, ad un qualcosa che caratterizzasse maggiormente l’azienda e la legasse strettamente alla propria storia, anche vitivinicola. Continua a leggere

Matilde Poggi (Le Fraghe): la mia idea del Bardolino Chiaretto

MatildePoggi
Una piccola intervista sulla situazione dei Chiaretti e dei rosati in Italia ad un produttore molto rappresentativo. A rispondere è Matilde Poggi, eccellente produttrice, con l’azienda agricola Le Fraghe di Cavaion Veronese, di Bardolino e Bardolino Chiaretto (il Rodòn viene considerato ogni anni tra i più significativi), nonché presidente della Fivi, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, che giusto sabato 28 e domenica 29 novembre a Piacenza Expo terrà la quinta edizione della propria Mostra Mercato.

Cosa significa per te, produttrice gardesana e di ottimo Bardolino produrre un Bardolino Chiaretto? Si tratta solo di una scelta naturale dettata dal voler ricollegarti ad una consolidata tradizione locale o per te il Chiaretto d il fatto di produrlo ha un significato particolare?

Principalmente il Chiaretto rappresenta per me un vino di territorio con una lunga tradizione. Personalmente inoltre amo molto i vini rosati e li bevo spesso. Continua a leggere

Colline Pescaresi Donna Ernestina 2014 Ciavolich

ErnestinaCiavolichCome vola il tempo! Sembra ieri, ed è già passata una dozzina d’anni, quando nell’aprile 2003 e poi nel maggio 2004, sul mio adorato sito Internet “corsaro” Wine Report, scrivevo, tra i primissimi, di questa azienda abruzzese, Ciavolich.

Dapprima, aprile 2003, del Montepulciano d’Abruzzo Divus 2000, un anno dopo, maggio 2004, del Montepulciano Cerasuolo Divus 2003. Continua a leggere

Hallé Rosé metodo classico Enrico Crola

HalleRosé-ridottoC’è anche il Nebbiolo, come ho già detto, e non penso tanto al Nebbiolo delle Langhe, che pure si sta scavando uno spazio bollicinoso, quanto a quello dell’Alto Piemontese, quello delle province di Novara, Biella, Vercelli, tra le uve protagoniste della new wave rosatista che coinvolge una regione vinicola di primario valore come il Piemonte.

Non poteva essere altrimenti, perché il Nebbiolo, anche vinificato in bianco e trattato in rosa, ha risorse imprevedibili e sorprendenti e dà vita a vini cui non mancano certo carattere e personalità. Continua a leggere