Zone classiche

Ci sarà tempo per approfondire il discorso e presentare dettagliatamente, con le loro caratteristiche, le diverse zone e denominazioni che fanno parte dell’universo variegato del rosato e del Chiaretto italiano. Ed in particolare le zone classiche.

La prima area importante è quella del Lago di Garda, con denominazioni e vini completamente diversi a seconda che si tratti della sponda bresciana o di quella veronese.

Bardolino Chiaretto

Sulla sponda veronese, nel settore veneto dell’anfiteatro morenico del lago di Garda, e con la storia eccezione di una porzione del comune di Peschiera del Garda inserita nell’area della Doc che comprende per intero il territorio dei comuni di Garda, Bardolino, Affi, Cavaion Veronese, Pastrengo, Lazise, Castelnuovo del Garda, e pro parte quello di Torri del Benaco, Costermano, Caprino Veronese, Rivoli Veronese, Bussolengo, Sona, Peschiera del Garda, Sommacampagna, Valeggio sul Mincio, si è sviluppata una delle più storiche denominazioni venete, Bardolino, di cui il Chiaretto è la versione rosata ottenuta dalle stesse uve (rosse ) Corvina, Corvinone, Rondinella (più altre minori come la Molinara).

Negli ultimi anni la produzione di Bardolino Chiaretto ha conosciuto un sorprendente sviluppo e ha delineato una precisa categoria di vini dal colore meno intenso, di grande fragranza aromatica e delicatezza, in grado di non essere più i vini dell’estate, ma di essere apprezzati anche dopo un anno e più di bottiglia.

Valtènesi Chiaretto

L’entroterra collinare della sponda bresciana del Garda, da Desenzano salendo sino a Salò e dintorni, è definita, con il nome storico del territorio, Valtènesi e, a partire dal 2011, è anche divenuto il nome della denominazione d’origine controllata dei vini della zona, relativa sia a vini rossi che a Chiaretto.

La Doc Valtènesi, un vigneto di 1000 ettari di cui 600 coltivati esclusivamente con uve rosse, è costituita dal territorio dei comuni della Valtènesi storica (San Felice, Puegnago, Manerba, Polpenazze, Moniga, Soiano, Padenghe) allargato alla cerchia di colline moreniche retrostanti con terreni dalle caratteristiche pedologiche similari.

Pilastro della denominazione in entrambe le declinazioni, in rosso e in Chiaretto, è il vitigno Groppello, ma altre uve che possono entrare nella composizione dei vini della doc Valtènesi sono quelle autorizzate in provincia di Brescia e oggi più diffuse sulla costa bresciana del lago di Garda, sostanzialmente Sangiovese, Barbera, Marzemino e Rebo. I vitigni internazionali sono limitati a un 10 % complessivo e sono pochissimi i produttori che si avvalgono di questa possibilità, limitandosi, nel caso, al rosso e non al Chiaretto.

IO Chiaretto della Valtènesi presentano alcuni un colore più intenso, un carattere fruttato più spiccato, sono più rotondi e morbidi, altri dal colore più delicato e pallido, e dai profumi e dal gusto dove prevalgono note floreali, saline e minerali. Difatti il disciplinare di produzione del Valtènesi Chiaretto prevede l’utilizzo di una percentuale che varia dal 50 al 100% di Groppello, il vitigno autoctono identitario dell’area, solitamente accompagnato da quote di Barbera, Sangiovese e Marzemino. Il Groppello dà colore ma anche struttura (ha difatti una ben precisa nota tannica) e quindi il suo dosaggio rende i vini più delicati o corposi. Va ricordato che nell’area della Doc Valtènesi sussistono altre due denominazioni che prevedono la tipologia rosato, le Doc Garda Classico e Riviera del Garda Bresciano o Garda bresciano.

Alto Adige Lagrein Kretzer

In Alto Adige la produzione di rosati vanta una storicità nella zona di Bolzano, nell’area cittadina di Gries considerata la migliore zona di produzione dell’uva Lagrein, che oltre alla normale vinificazione in rosso riceve una vinificazione diversa, pressatura di parte del mosto e la sua vinificazione come un bianco e una parte del mosto sottoposto a salasso, destinata ad un rosato di carattere definito Lagrein Kretzer (nome che deriva dal termine dialettale kretze, che designava un cesto intrecciato che consentiva di setacciare il mosto separandolo dalle vinacce).

Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo

L’intero territorio abruzzese è patria dell’uva Montepulciano e dalla vinificazione in bianco del Montepulciano ed è quindi di terra del Montepulciano Cerasuolo, o Cerasuolo tout court, uno dei rosati, dal colore più intenso e dalla spiccata componente fruttata, con una vinosità e una struttura che si fanno sentire, che vantano la più antica tradizione produttiva in Italia. Ottimi Cerasuolo vengono prodotti sia da piccole aziende agricole sia da grandi cantine sociali e particolari selezioni vengono addirittura commercializzate dopo oltre un anno di affinamento, a dimostrare la capacità di tenuta nel tempo di alcuni vini.

Castel del Monte

In provincia di Bari, nel nord della Puglia, nella zona definita anche come Murgia occidentale, dotata di caratteristiche geologiche particolari con terreni calcarei, elevata pietrosità, un susseguirsi di dossi e depressioni di origine prevalentemente di origine carsica, si è sviluppata, avendo come simbolo ed epicentro il magnifico castello di Federico II, la Doc Castel del Monte. Una denominazione che prevede al suo interno la tipologia rosato, con l’utilizzo, anche in purezza, dell’uva Bombino nero. I rosati prodotti hanno un colore generalmente meno intenso rispetto ai rosati salentini e una fragranza aromatica molto delicata che privilegia la componente floreale e sapida.

Salento

La Penisola Salentina, estesa alle province di Brindisi e Lecce, è una delle grandi patrie del rosato italiano, del rosato che nasce da un’uva rossa, che esprime vini rossi importanti, come Negroamaro. I rosati di Negroamaro (a volte temperati nella loro carica tannica da un pizzico di Malvasia nera, che arrotonda gli spigoli e rende i vini più succosi e morbidi), sono ormai dei classici della produzione rosatista italiana e vengono proposti sia come Igt Salento sia con una serie di Doc le cui più note sono Salice Salentino, Copertino e Alezio.